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Il Salotto di Pulcinella                                           intervista a Simone Cristicchi

E’ tra i cantautori più giovani e geniali che abbiamo oggi in Italia. Ha toccato con la sua musica i generi e le sonorità più diverse. E’ stato, come tanti, un fenomeno estivo con uno dei brani più commerciali e in vetta alle classifiche ma, come pochi, trattando un tema sociale molto delicato, è riuscito ad affermarsi e a consolidare la sua fama e popolarità. Con noi, per Cinecittà X, Simone Cristicchi.

Simone, tanti diranno che avrai sicuramente realizzato il tuo sogno nel cassetto. Ma volevi fare proprio il cantautore da grande? No, nell’età dell’adolescenza sognavo di fare l’archeologo, sapevo tutto sull’affascinante popolo degli Etruschi. Poi cominciai a fare il disegnatore di fumetti, imparando dal maestro Jacovitti questa meravigliosa arte. Tuttora, quando mi capita, mi accorgo di saper ancora disegnare abbastanza bene. Non è detto che in futuro non cambi mestiere!

A chi ti sei ispirato? Insomma quali sono stati i tuoi maestri? Tutti quei cantautori che hanno messo la loro anima nei dischi: Fabrizio De Andrè, il teatro-canzone di Gaber, Rino Gaetano per l’ironia, Ivano Fossati e Paolo Conte per l’eleganza. Ultimamente non perdo un concerto di Vinicio Capossela, una grande artista che resterà nel tempo.

Cosa ti è rimasto di quella esperienza del fenomeno estivo e commerciale con il famoso brano “Vorrei cantare come Biagio”? Per me è stato shockante passare dal totale anonimato alla grande popolarità nell’arco di un mese e mezzo! Mi rimangono dei ricordi bellissimi: l’Arena di Verona per la finale del Festivalbar, i primi concerti in giro per l’Italia, le folle oceaniche di Piazza Duomo a Milano…ma anche un po’ di amarezza , per via del fatto che “Vorrei cantare come Biagio” sia stata equivocata da molti: In realtà, la canzone che denunciava lo “stato di abbandono” degli artisti emergenti, per mancanza di spazi e visibilità, e criticava con ironia la cecità dei discografici. Quel testo non era assolutamente un inno a Biagio Antonacci, bensì un invito a preservare la propria personalità, non scendere a compromessi: cosa che, purtroppo pochi hanno capito. Neanche i veri destinatari della canzone: le migliaia di ragazzi che lottano ogni giorno per fare musica.
Credo che la cosa fondamentale per chi ha intenzione di intraprendere questa strada, sia il lavoro che si fa su se stessi, sulla propria peculiarità. Questo non vuol dire cercare a tutti i costi di essere originali, ma trovare un proprio modo di comunicare con gli altri, scoprire in sé qualcosa che gli altri artisti non hanno: la propria irripetibile e straordinaria unicità.

Arriva Sanremo. Il successo aumenta… Cosa pensi del Festival? Pregi e difetti. Per anni avevo tentato la carta di Sanremo, ma le porte mi venivano chiuse, tentativo dopo tentativo! È incredibile che dopo un bel po’ di anni…io ne sia stato eletto vincitore! Il pregio di Sanremo è che ti da la possibilità di presentare davanti a milioni di persone una canzone (nel mio caso un “progetto”) in cui credi. Purtroppo però a molti giovani accade di partecipare al Festival, per poi ritornare nell’anonimato: non succede granché. In questo caso, Sanremo, come molte altre manifestazioni televisive, può rivelarsi veramente pericoloso, nel momento in cui illude i più sprovveduti, ma anche i più fragili, a un successo facile. Il successo…non è mai facile. Te lo dice uno che ci ha messo 10 anni per conquistarsi un posto – comunque precario – nel mondo della canzone.

Baudo ti ha chiesto di partecipare anche questo anno alla gara, ma hai rifiutato… Si. Ho rifiutato perché avevo voglia di fermarmi a riflettere su ciò che mi era accaduto. In più è nato mio figlio Tommaso e come potrai capire ho preferito stare accanto a lui e alla mia compagna. Però ho fatto ascoltare a Pippo la canzone di un mio amico cantautore, bravissimo, romano anche lui, che si chiama Pinomarino. Purtroppo la canzone non è stata presa…

“Ti regalerò una rosa” è una canzone simbolo di civiltà. Domanda che ti avranno fatto migliaia di volte: ma come è nata e cosa volevi comunicare? "Ti regalerò una rosa” è stata scritta di getto, in un pomeriggio. Il testo prende spunto dalla lunga ricerca negli ex-manicomi italiani (ne ho visitati dieci) per la realizzazione del mio libro “Centro di Igiene Mentale”, dove sono presenti 35 lettere mai spedite dal Manicomio di Volterra. Sono documenti rari di gente internata nei primi del ‘900, alla quale veniva negata anche la possibilità di comunicare con il mondo esterno. Una delle norme del regolamento era: “Gli infermieri non devono portare fuori dall’Istituto lettere, oggetti, ambasciate o saluti, né possono recare alcuna notizia dall’esterno agli ammalati…”. Questa barriera invalicabile, questo silenzio imperdonabile, diventa la metafora del pregiudizio e dello stigma legato ai malati di mente, ancora oggi. "Ti regalerò una rosa” diventa quindi una lettera spedita alla nostra società, colpevole di una paura ingiustificabile, colpevole di aver dimenticato la ricchezza che si può trovare dall’altra parte di quel cancello. Inizialmente la canzone era nata per far parte della colonna sonora del mio documentario e poi, invece…strano il destino! La canzone ha messo sotto i riflettori, davanti a milioni di persone, un problema insoluto di cui nessuno vuole occuparsi, ha messo d’accordo pubblico e critica, cosa che avviene raramente e che non avrei mai immaginato potesse succedere.

Non solo musica, ma usi anche altre forme di comunicazione come la scrittura (il tuo libro “Centro di Igiene Mentale”) e il teatro. Come ti sei trovato nell’utilizzare altri linguaggi? È la cosa più stimolante, oltre ad essere una sfida continua. In genere un cantautore scrive canzoni e basta. Per me la canzone, invece, già comincia a starmi “stretta”, e quindi trovo sfogo in altre forme espressive. Il libro, quindi, diventa l’occasione per non avere barriere di tempo e spazio. Una mia canzone può diventare tranquillamente un racconto di 10 pagine, con particolari, descrizioni, che nella canzone stessa non trovano spazio. A teatro, invece, do sfogo a tutte le mie idee, cercando di creare un contatto con il pubblico, recitando monologhi e poesie, avventurandomi in luoghi sconosciuti e affascinanti. Devo dire che il teatro in questo, è puro ossigeno!

Ti manca il cinema… Chissà…! Per ora mi accontento di aver prodotto e ideato il mio documentario “Dall’altra parte del cancello”, per la regia di Alberto Puliafito. Ci tengo a dire che è stato girato da una mini-troupe, tra il Lazio e la Liguria, molto tempo prima di Sanremo, ed è partito dalla mia grande curiosità e la voglia di ricostruire una parte del nostro passato che si tende a nascondere. Sono stato aiutato dalla presenza di grandi artisti che mi hanno donato la loro testimonianza: da Ascanio Celestini, alla poetessa Alda Merini…passando per Caparezza e Samuele Bersani. Ultimamente ho ideato “Lettere dal manicomio”, una serie di filler (pillole di pochi minuti) prodotti da Cult Tv, coinvolgendo in prima persona dei grandi attori come Gigi Proietti, Claudia Pandolfi e Luca Lionello, che hanno interpretato le lettere mai spedite dei ricoverati raccolte negli archivi del manicomio di Volterra. È un progetto molto bello che purtroppo ha avuto poca visibilità. Chi vuole può vedere le pillole pubblicate su You Tube.

Quali sono le difficoltà di un giovane artista per farsi notare nel mondo della musica? Le difficoltà sono molte, specialmente in questo periodo in cui c’è la crisi della discografia: ovvero, come la chiamo io “L’ernia del Disco”! Eppure i discografici sono sempre in cerca di nuovi talenti, anche se i fondi per investire su di loro scarseggiano. La vera difficoltà è trovare una persona (un manager o un produttore) che si innamori del progetto artistico, e porti un giovane al successo, alle vendite dei dischi, ai concerti.
Molti giovani musicisti si perdono d’animo quando passano gli anni e non succede niente. è capitato spesso anche a me, di abbandonare tutto, sentirmi incompreso, dare la colpa al “Sistema”, ai discografici e ai produttori che pensano a fare i soldi e basta. Ma il problema ero io: commettevo lo sbaglio comune a molti di non mettermi in discussione! In realtà, le mie prime canzoni non erano un granché, e pensavo che fossero degne, solo perché piacevano a una ventina di amici, che magari non avevano il coraggio di dirmi la verità, di ammettere che le mie cose non erano proprio dei capolavori!

Come è la situazione della discografia e della musica in Italia vista da uno dei suoi più giovani e famosi interpreti? Stiamo assistendo a un cambiamento radicale. Due mesi fa è stata abolita la classifica dei singoli, che è stata sostituita con la classifica dei Download (legali). Le case discografiche, tra licenziamenti e vendite inesistenti, stanno lentamente andando a picco. Tra pochi anni il cd non esisterà più. La musica su supporto rigido sarà estremamente svalutata, si troverà nell’aria, in rete, a disposizione di tutti – Gratis! A discapito di tanti giovani artisti che si vedranno negata la possibilità di incidere dischi. Esiste MySpace, che è un buon canale per farsi conoscere, ma poi, appena finisce la curiosità di conoscere da parte degli utenti, svanirà anche questo spazio. L’unica salvezza sarà suonare dal vivo, e molto. Ovunque, dovunque capiti!
Oggi tutti possono registrarsi un disco a casa col computer. Ma è dal vivo che si fa la differenza…

A proposito, in redazione è nata una diatriba sui tuoi natali. Ma sei di Cinecittà o no? No! Sono di Quarto Miglio. Lì sono cresciuto e ho vissuto fino a 25 anni. Mi piacerebbe un giorno fare un concerto per il mio quartiere…rivedere quei volti, gli amici di tanti anni fa. Ora abito fuori Roma, in montagna…e da qui è strano ogni giorno osservare quella cappa grigia che ricopre la città. Ogni giorno penso di aver fatto la scelta migliore, per far crescere mio figlio respirando aria pulita.

Cosa ne pensi di questo storico quartiere? Cinecittà, quartiere limitrofo al mio, mi ricorda le prime uscite con i mezzi pubblici, il parco dell’Appio Claudio, gli Studi… sono i luoghi della mia infanzia, e ci sono molto affezionato.

Per concludere parliamo dei tuoi progetti per il futuro. Anticipaci qualcosa su quello che farai o sei hai qualche cosa di esclusivo da confidare ai nostri lettori. Dopo circa sei mesi di “assenza”, sto portando in giro 2 tipi di spettacolo: un concerto con quartetto d’archi, che ripropone le mie canzoni con arrangiamenti da musica classica. E uno spettacolo con 2 soli musicisti, in posti insospettabili, dove propongo vecchi e nuovi monologhi, accompagnato dalle loro musiche.
In più sto scrivendo le canzoni che faranno parte del mio terzo album, in uscita il prossima autunno.
Ma l’appuntamento più importante, se la cosa andrà in porto, sarà questa estate a Roma, per il Roma Rock Festival (Fiesta). A pensarci bene è proprio strano: Ho girato l’Italia in lungo e in largo, per almeno tre volte…ma nella mia città, non ho mai fatto un concerto! Che sia la volta buona…

Potete visitare anche il sito www.simonecristicchi.it dove potete trovare tutte le news, gli eventi e tutto il mondo che gira intorno a Simone Cristicchi!

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