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Amedeo Goria, famoso giornalista sportivo,
sposato e separato con l’altrettanto celebre
presentatrice televisiva Maria Teresa Ruta.
Dalla loro unione, due splendidi figli,
Guenda e Gian Amedeo, di cui la prima è già
lanciatissima per una carriera nello show
business…
Amedeo ormai sei diventato il simbolo del giornalismo sportivo. Quando si parla di sport e Rai si accosta sempre il tuo nome. Come è iniziata questa avventura?
Beh… Non sono d’accordo perché ci sono molti colleghi sportivi che fanno molto più di me soprattutto in questo periodo (auto-sospensione dal video a seguito del “caso-Iene”, ndr). La mia carriera è iniziata ormai tanti e tanti anni fa, quando facevo atletica leggera e, sul giornale della mia città, Ivrea, “La sentinella del Cavarese”, scrivevo delle gare alle quali partecipavo anche io . In seguito ho cominciato a occuparmi di calcio. Sono andato a Torino per l’università e sono stato assunto, ancora molto giovane (forse il più giovane giornalista professionista di quel periodo, avevo solo 22 anni) alla “Gazzetta del Popolo”, dove ero insieme a grandi colleghi come Ezio Mauro (l’attuale direttore di Repubblica). Poi sono approdato a “Tuttosport” nell’80 e poi nell’87 alla Rai di Milano (anno importante visto anche il mio matrimonio con Maria Teresa Ruta) . Con la Rai ho fatto tante cose: vari programmi ed eventi sportivi ma soprattutto ricordo, con grande piacere, le 500 puntate di conduzione di “Uno mattina”.
E come ti senti nell’ essere uno dei più famosi giornalisti sportivi?
Sai sono noto perché ho fatto anche altre cose, non solo per la mia carriera di giornalista. Complice certamente anche il matrimonio con Maria Teresa. Così sono sempre stato abbastanza fotografato su riviste e giornali rosa, di gossip e pettegolezzo. Quindi non sono solo un giornalista ma anche, tra virgolette, un personaggio con tutti i vantaggi e svantaggi. Lo sport mi piace molto praticarlo. Non mi piace più il calcio di adesso anche se le partite le vedo volentieri soprattutto quelle che contano per qualcosa. Ormai c’è troppo calcio in televisione e del resto la televisione stessa è cambiata. Uno che appariva in televisione 20 anni fa diventava facilmente personaggio nazionale. Adesso prima di diventare un personaggio ci vuole molto di più con tutti i canali e programmi che ci sono. Ho avuto la fortuna di vivere un momento televisivo importante e anche di maggior qualità rispetto a quello attuale. Francamente la televisione di oggi è ben poco vedibile, impera veramente il gossip ovunque: c’è la spettacolarizzazione di tutto e un impoverimento delle cose importanti.
A proposito di gossip. Una domanda che ormai sarai sazio di rispondere ma che potrà rinfrescare la memoria agli appassionati a questo genere di cronaca. Come hai conosciuto Maria Teresa e come è iniziata questa love story sotto tutti i riflettori dei media? Anche se separati, siete sempre in ottimi rapporti…
La storia con Maria Teresa è nata nel 1983, complice un mio amico che adesso lavora a “Repubblica”, Furio Bianchi. Lei faceva “Caccia al 13” su emittenti locali ma che trasmettevano in tutta Italia, passato successivamente su Rete 4. Io, invece, seguivo per il mio giornale le partite di coppa della Juventus e, finito il lavoro, la sera si andava con i colleghi tutti insieme a cena. Lei fu colpita forse dalla mia timidezza, dai miei problemi, certamente non dalla mia particolare avvenenza. Questo ha fatto sì che suscitassi in lei un po’ la sindrome da “crocerossina”. Forse anche il fatto di essere così bruttarello e non cercato da altre ragazze non avrebbe mai potuto far nascere in lei sentimenti di gelosia… Poi è nata la passione, la complicità, anche lavorativa: io l’ aiutavo magari a scrivere meglio e lei mi avvicinava al mondo dello spettacolo. Ci siamo aiutati vicendevolmente. Successivamente c’è stato il matrimonio a Torino, due figli, insomma una grande storia che poi, purtroppo, come tante unioni, finiscono per affievolirsi… Ora siamo separati di fatto anche se legalmente risultiamo ancora sposati: una separazione atipica poiché, come molti sanno, siamo molto uniti, ancor più legati dai figli, e ci confidiamo sempre le cose importanti che ci succedono nella vita.
Come vedi l’entrata nel mondo dello spettacolo della tua primogenita Guenda?
Guenda è una ragazza che alle volte mi fa quasi da mamma pur avendo solo 17 anni. E’ matura, selettiva, posata, una ragazza davvero molto valida della quale siamo tutti molto orgogliosi. Oltre a studiare al liceo classico con grande impegno e ottimi risultati, segue anche, da privatista, il conservatorio: è una brava pianista. Canta anche con una band, “Las Margaritas”, che ha fondato con altre setto-otto donne e Maria Teresa. Ha però difficoltà nell’approccio con i ragazzi e ragazze della sua età proprio perché è molto selettiva e forse perché vive anche un rapporto edipico, come del resto molte ragazze della sua età, nei confronti di un padre che come me vive distante: io sono a Roma mentre loro stanno a Milano, quindi ci si vede molto meno. Per quanto riguarda lo spettacolo, lei ha delle belle qualità: è telegenica, parla bene, viene invitata a trasmissioni importanti tipo “Domenica in” e “L’Italia sul due” dove fronteggia psicologi e sociologi come Meluzzi, Crepet, Zecchi, e riesce in ogni caso a dire la sua con grande maturità. Anzi è perfino troppo grande rispetto alla sua età e soffre un po’ questo fatto di avere il timore di non vivere a sufficienza quelli che sono i suoi 17 anni, di essere insomma, a volte, troppo responsabilizzata. Quello che poi farà nel mondo dello spettacolo starà a lei deciderlo. Magari si stuferà di questo mondo. Non bisogna mai forzare i figli se no si crea in loro una situazione di ribellismo che può bloccarli in quelle che sono le loro aspirazioni e conquiste.
Amedeo ogni volta vieni fotografato in compagnia di bellissime donne e non sono poche quelle che hanno ottenuto visibilità frequentandoti… Ma il tuo cuore in questo momento è legato a qualche d’una in particolare?
No assolutamente. Poi sono reduce da un periodo non facile per una situazione in cui sono stato involontariamente coinvolto (“caso” Iene, nrd). Devo dire che gli amici più stretti mi sono stati molto vicini e anche i miei genitori e in primis Maria Teresa.
Certo stando qui a Roma da solo… Comunque penso che il comportamento di ogni persona sia il frutto di quello che non ha avuto in precedenza. Prima ero timido, complessato, mi sentivo bruttarello, così, in questi ultimi anni, ho provato ad avere delle rivincite cercando di conquistare delle ragazze particolarmente carine. Adesso comunque sono molto più tranquillo anche a seguito di queste esperienze recenti un po’ brucianti. Sono single, chiaramente mi manca una compagna. Forse anche l’ atteggiamento da conquistatore era il frutto del mio attaccamento alla famiglia: ha fatto sì che preferivo le toccate e fuga con ragazze diverse sapendo che il mio rapporto vero era con Maria Teresa. E poi ogni donna ha la propria gelosia di non voler essere mai sostituita. In fin dei conti lei rimane tuttora l’unica. Se mi fossi costruito un'altra vita con un'altra persona gli sarebbe sicuramente dispiaciuto di più.
Ora ti devo fare una domanda che è di rituale in questo spazio dedicato alle interviste ai vari personaggi dello spettacolo, della cultura e dell’economia, che incontrerò periodicamente per i lettori dell’ “Aventi”. Essendo questo un giornale prettamente legato alla cultura e alla gente partenopea, volevo sapere se hai mai avuto rapporti con questa splendida regione e la sua gente.
Napoli per me è un po’ una seconda città, ma direi tutta la regione campana poiché la frequento per motivi di lavoro: infatti conduco qui vari spettacoli e concorsi che si tengono soprattutto nella stagione estiva. Credo di essere abbastanza benvoluto da quelle parti! Devo dire che sono molto legato a Napoli anche per due altri motivi. Infatti durante il momento di stand by con la Rai, quando non ero ancora assunto, ho condotto per alcuni mesi su Canale 34, la trasmissione “Number 2” La mia co-conduttrice era la bella Serena Autieri. C’erano anche Giorgio Tosatti, Vincenzo D’amico e altri giornalisti della tradizione napoletana. Veramente una bella trasmissione. E poi, sempre a Napoli, feci anche il primo dei due film di Gigi D’Alessio, quello che contribuì alla sua esplosione, “Annarè”, in cui io, purtroppo doppiato in un improbabile piemontese ( tra l’altro sono di quella regione ma non ho mai avuto uno spiccato accento piemontese) recitavo nella parte dell’ agente discografico di Gigi. Ebbe un grande successo. Addirittura nelle sale cinematografiche campane fece più incasso nel week-end di “Titanic” con Leonardo di Caprio. E quando passavo per le strade di Napoli sentivo delle ovazioni “Ammedè!, Annarè!”…
Cosa ti aspetti dal futuro? Hai qualche anticipazione che puoi regalare ai nostri lettori?
A parte il mio lavoro in Rai, vivo abbastanza alla giornata. Vivo sempre nella speranza che la mia famiglia e i miei genitori stiano bene. Delle soddisfazioni, piccole o grandi che siano, oramai me le sono tolte. Ecco! Vorrei scrivere un libro/romanzo sulla vicenda che mi ha toccato recentemente, purtroppo, ma che mi è stata anche di insegnamento. Ultimamente ho partecipato ad un breve film che non so se andrà in onda su Raiuno o su Raidue, nel contesto di una serata tematica sulla donazione degli organi, cui ho fatto un cammeo con Maria Teresa, e dove c’erano anche Edoardo Costa, Vanessa Gravina, Katia Ricciarelli, Enzo Iacchetti, Lando Buzzanca, ecc… Una bella cosa. Bisogna sempre cercare di dare qualcosa anche agli altri, anche se, alle volte, credendo negli altri si possono avere delle fregature! Però bisogna guardare alla vita e al prossimo pensando anche a coloro che hanno molto meno rispetto a te.
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