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Il Salotto di Pulcinella                                           intervista a Flavio Insinna

Di gavetta ne ha fatta tanta come attore ed è ormai entrato nei nostri cuori con vari personaggi da lui interpretati in alcune fiction Rai come la celebre “Don Matteo”, arrivata alla sesta edizione. Inoltre questo anno lo abbiamo visto in una veste veramente insolita ma che lo ha portato alla ribalta con un gran successo di odiens nella trasmissione “Affari tuoi” e facendolo ancora di più affezionare al popolo della televisione. Avete sicuramente già capito di chi vi sto parlando… Del simpatico ed eclettico Flavio Insinna!

Flavio, in poche parole, ci racconti come è nata questa tua passione per lo spettacolo? Devo dire che l’ho sempre avuta. Ho ereditato un po’ da tutti i componenti della famiglia: chi sa raccontare, chi suonare, chi fare imitazioni, cantare. In ognuno di loro c’era un pezzetto di germe dell’arte ed io ho preso un po’ da tutti. Non mi sono fermato a recitare la solita poesia di Natale in piedi sopra la sedia e sono andato avanti. La malattia mia è stata più grave di altri che fanno lavori tradizionali. Forse, se dovessi tornare indietro, farei il medico come mio padre.

Quali sono i tuoi punti di riferimento nella professione di attore? Sicuramente Proietti (di cui ho frequentato la scuola) a gli attori con cui ho lavorato come Castellitto, Abatantuono, l’amico Frassica. Fondamentali sono stati gli attori classici del cinema italiano come Gassman, Sordi, Tognazzi, Manfredi, Mastroianni, Volonté, il cinema americano e anche il grande teatro di intrattenimento e gli spettacoli di Gaber, Walter Chiari fino a quelli più attuali di Grillo… Cerco sempre di imparare dai più grandi e da quelli che amo. E poi uno continua sempre a studiare e ad aggiornarsi, è fondamentale.

Tra i personaggi che hai interpretato nella tua carriera a quale sei più affezionato? Quello che ho amato di più e dove ho messo veramente l’anima nell’interpretarlo è sicuramente Don Pappagallo ne “La buona battaglia. Don Pietro Pappagallo” fiction sulla strage delle Fosse Ardeatine. I riconoscimenti che ho vinto, le soddisfazioni morali, le lettere da parte di chi ha vissuto la resistenza e che ha visto il film sono “premi” straordinari che mi porterò sempre nel cuore. E l’avventura che ho vissuto insieme a tutti quelli con cui ho girato quel film è stata un piccolo ma straordinario percorso umano. Dominavano sul set un trasporto emotivo, mentale, morale e spirituale superiore che non ho mai provato in nessun films che ho fatto nella mia carriera.

Questo anno hai fatto, come si dice, il salto mortale. E devo dire che ti è andata bene! Bilancio critico di questa stagione da presentatore. Sono contentissimo non tanto di me stesso. Un arista intelligente non potrà mai essere contento e soddisfatto veramente di quello che ha fatto, non potrà mai pensare di essere perfetto. Una cosa mi rende strafelice e che considero un risultato straordinario: quello di non aver dovuto mentire giocando e cercando di allietare il pubblico che mi seguiva. Non ho dovuto fare doppi sensi, battute volgari o cose del genere. Se lo dovessi rifare, magari lo rifarò tra qualche mese, cercherò di studiare e applicarmi ancora di più e trovare altre soluzioni ma sempre oneste nelle quali io credo, e non “furbate” che possano funzionare solo per puntare ai risultati auditel. Continuo di volta in volta a specchiarmi per vedermi e correggermi per migliorare sempre. Sono un lavoratore dello spettacolo onesto, su questo non transigo. Mi si potrà dire che sono l’attore più cane del mondo ma non si può dire nulla sulla mia onestà lavorativa.

E in questo caso chi è stato il tuo modello? Non lo so. Sicuramente ho messo la gioia, l’entusiasmo e ho provato a farlo come quando da bambino vedevo la televisione e mi chiedevo cosa avrei fatto se fossi stato lì. Ho preso anche dagli insegnamenti della recitazione e ho imparato ad improvvisare frequentando in questi anni artisti come Frassica e Abatantuono . Non sono grande come loro ma uno studia, cerca di applicarsi, di metterci del suo e le cose alla fine sono andate abbastanza bene. Spero di avere ancora con gli anni un margine di miglioramento!

Smetteresti di fare l’attore per dedicarti solo alla carriera di presentatore? Entriamo nel campo della fantasia. Non lo so… Dipende cosa fai, nel senso che se devo fare l’attore in un brutto film preferisco giocare facendo finta di essere un conduttore in quanto mi sento come un saltimbanco che si diverte a stare in pista. Al contrario, se devo fare un brutto programma allora dico “no” e torno a fare i films. Speriamo che non ci siano nella mia carriera né brutti programmi né brutti films! Poi se uno non crede alle cose che fa è meglio che se ne stia a casa per un anno a leggersi un bel libro e torni l’anno dopo. Amo questo mestiere e credo che non debba essere svolto con superficialità.

Una trasmissione che ti piacerebbe presentare o, se non c’è, una che ti inventeresti tu stesso. Mi ispirerei e seguirei la strada dei grandi programmi in bianco in nero, ai grandi varietà teatrali alla Gassman che amo di più: un varietà con un taglio teatrale che è quello che conosco meno peggio. Credo che sia già stato un miracolo, un colpo di fortuna straordinario, che abbia condotto “Affari tuoi” e ne sono felicissimo.

Una tua opinione sul mondo dello spettacolo di oggi. Come in tutte le cose della vita credo ci siano delle cose belle e brutte. Ma dopo la critica bisogna che ci sia anche lo scatto costruttivo. Se tutti insieme ci crediamo e non ci accontentiamo possiamo migliorare con impegno e passione il risultato della “partita”. Ti porto l’esempio di come ho passato il periodo di agosto dello scorso anno insieme agli autori di “Affari tuoi”: invece di andare al mare, ai Caraibi, ci siamo chiusi in una camera con le scatole formato gioco di società del programma a provare e riprovare ,simulando punto per punto la trasmissione, le battute, le colonne sonore, come se fossimo degli artigiani. Ecco! Per ottenere buoni risultati bisogna impegnarsi come uno scrupoloso artigiano, studiare provare e studiare. Non sono un genio come Picasso che con un colpo sulla tela fa un opera d’arte. Io sono un essere normale e, come si dice, per ottenere buoni risultati “aggio’ da fatica’!”

Ora ti devo fare una domanda che è di rituale in questo spazio dedicato alle interviste ai vari personaggi dello spettacolo, della cultura e dell’economia, che incontro periodicamente per i nostri lettori. Essendo questo un giornale prettamente legato alla cultura e alla gente partenopea, volevo sapere se hai mai avuto rapporti con questa splendida regione e la sua gente. Ho fatto il militare come ufficiale istruttore sui carri armati a Caserta e zone limitrofe dove c’era (in quanto adesso l’hanno spostata) la scuola truppe corazzate. Poi sono siciliano di origine da parte di mio padre quindi il sud è nel mio dna. Ho tanti amici da quelle parti e i rapporti e i legami sono fortissimi. Mi preoccupano però i mille problemi della Campania e del sud in generale e non bisogna pensarli come una battaglia persa ma come una battaglia difficile che va vinta. La Campania non va lasciata sola e indifesa ma va aiutata…

Per concludere, parlarmi dei tuoi progetti per il futuro. Di sicuro nella stagione autunnale tra gennaio-febbraio uscirà una serie, un poliziesco per Raiuno. Ma il mio sogno è tornare finalmente a calpestare il palcoscenico teatrale e fare un po’ di tourné in giro per l’Italia per vedere se la gente mi tira i pomodori o mi vuole bene, non do niente per scontato.

E “Affari tuoi”? Forse…Ci sono ancora alcune cose da vedere, di strategia comune, da concordare con la Rai. Colgo l’occasione, prima di chiudere questa intervista, per ringraziare tutte le persone (e non parlo di pubblico) per l’affetto che mi hanno manifestato in questo periodo. E ci tengo a dirti che proprio questa sera sarò all’Ambra Jovinelli per ritirare il premio “Sigillo Qualità” e per me è una grandissima soddisfazione. Grazie a tutti, di cuore…

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