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Il Salotto di Pulcinella                                           intervista a Antoni Zequila

Ha raggiunto il grande pubblico grazie ad uno dei reality show più seguiti in Italia, “L’isola dei Famosi”. Ma il nostro Antonio Zequila è uno che di gavetta ne ha fatta tanta e non smette mai di darsi da fare. Ha fatto di tutto: dalla televisione al cinema, dal teatro alla musica. Deciso e tenace non smette mai di sperimentare nuovi ruoli nello show business. E fare questo non è per niente facile…

Antonio, mi sono informato da fonti certe del tuo curriculum vitae. Ho visto che hai fatto nella tua carriera di tutto e di più. Ma come è iniziata questa passione per il mondo dello spettacolo? E’ iniziata per amore. Non per lo spettacolo ma per una ragazza. Da ragazzo, all’epoca dell’università, mi ero innamorato perdutamente di una modella così mi sono messo a fare il modello anche io per stare insieme a lei. E dalla provincia di Salerno mi sono trasferito a Roma. Da lì ho iniziato a fare i fotoromanzi per poi passare al cinema e al teatro.

Ti sei calato in molti ruoli e hai interpretato vari generi sia in televisione sia al cinema che al teatro. In quale ti senti più te stesso? Sicuramente il teatro poiché il teatro nobilita l’attore. Ho avuto la fortuna di recitare con il grande Enrico Maria Salerno in “Sei personaggi in cerca d’autore” per la regia di Franco Zeffirelli e con questo spettacolo ho avuto anche l’ opportunità di approdare al National Theatre di Londra. Sempre a teatro sono stato uno dei protagonisti di “Storie di ordinaria follia” di Bukowski. A me piace il contatto con il pubblico e questa emozione solo il teatro te la può dare.

Come è stata l’esperienza del reality e cosa ti ha lasciato? Mi ha cambiato la vita poiché mi ha dato la notorietà e la popolarità. Ma devo dire che è stata anche un’ esperienza di vita. Devo ammettere però che non amo i reality, ma “L’isola dei Famosi” mi piaceva molto e volevo fare quello: secondo me è il migliore tra i reality.

Lo rifaresti? Caspita! Lo rifarei di corsa…

Sei diventato noto grazie alle cronache di gossip nella veste di playboy. Rimpiangi quei tempi dove eri meno famoso ma più esaltato o ti senti meglio ora con tutte le sfaccettature positive e negative della popolarità? Ti dico subito che non sono un playboy e neanche mi ci sento. I veri playboy, secondo me, nascono ricchi: hanno i soldi di papà, le belle auto ecc…. Io sono un semplice ragazzo di provincia che si è fatto tutto da solo: sono figlio del mio lavoro e continuo a lavorare per vivere.

Tra tutte le tue storie, a quale donna sei stato più legato e ti ha lasciato qualcosa di importante. Ho avuto tante avventure e tanti flirt ma la donna con la quale ho convissuto e siamo stati insieme per diversi anni (una convivenza quasi matrimoniale) è stata Simona Tagli. Ci siamo amati tantissimo e mi ha lasciato molto…

Che consigli hai da dare ad un giovane che vuole intraprendere la tua stessa carriera. Di prepararsi, di studiare molto che tanto prima o poi una chance arriva per tutti. Così quando arriva si è pronti per affrontarla.

A questo punto dell’intervista di solito faccio una domanda rituale, cioè se la persona che intervisto ha mai avuto rapporti con la splendida regione campana e la sua gente. Tu sei uno di loro e sicuramente avrai tanto da dirci da scriverci un libro. Ma per ora dimmi solo le cose fondamentali che ti legano e che ti piacciono della tua terra e quelle invece negative che vorresti che sparissero o migliorassero. Purtroppo la mia è demagogia. Sono nato in uno dei luoghi più belli del mondo, Amalfi, un posto turistico contemplato ed ammirato in tutto il mondo. Quello che non mi piace della nostra regione, purtroppo, è questo clima omicida che si respira a Napoli a causa della camorra. E questo è molto negativo anche da un punto di vista turistico poiché allontana le persone da Napoli che è una delle città più belle del mondo.

Adesso, per concludere, vorrei parlare dei tuoi progetti per il futuro. Dopo la presentazione al Gilda di Roma, stasera presenterò il mio cd “Senza di te” anche a Milano. L’autore è un bravo cantante, Marco Colavecchio, (colgo anche l’occasione di ringraziarlo infinitamente per avermi dato questa opportunità) che ha prodotto questa cosa nata un po’ per gioco. Un gioco però che si è fatto serio in quanto i proventi andranno all’ospedale del Bambin Gesù per i bambini malati di tumore, quindi al reparto oncologico. Sono tre canzoni e sei poesie: due canzoni d’amore (di cui una dedicata a S. Gaspare, un santo a cui sono devoto) e una molto simpatica, mentre le poesie una è dedicata a mia madre, una a Karol Wojtyla e una al male oscuro di questo secolo (male che ha colpito anche mia madre). Le altre, invece, sono poesie d’amore. Inoltre ho una fiction in ballo e faccio parte del cast di “Buona Domenica”. Non mi posso lamentare, la vita mi sorride sempre!

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